Edizioni 2.0 | Blog Large Image Whole Post
Edizioni 2.0, agenzia di contenuti, progetta prodotti editoriali per piccoli e grandi marchi, spaziando dalla brochure al video tutorial, dalla newsletter fino al magazine vero e proprio o al libro. I nostri settori di eccellenza sono il food e il lifestyle. Come service editoriale e casa editrice curiamo anche nostre pubblicazioni diffuse in Europa o pubblicazioni chiavi in mano per clienti attivi nel mondo dell’editoria.
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Come un marchio può registrare la sua testata

Sono sempre più frequenti le aziende che scelgono di produrre un magazine on line o cartaceo, un modo efficace per stimolare il proprio pubblico fornendo informazioni interessanti e aumentando il valore del proprio marchio e la brand awareness. Insomma, i benefici e le opportunità dello scegliere di affiancare una comunicazione più istituzionalizzata a una più informale e di ampio spettro sono molti.

 

sito sinergia studio

 

 

Pubblicare una rivista però richiede competenze specifiche e un team di professionisti del settore. Ecco quindi che la testata viene affidata ad agenzie esterne che producono contenuti ad hoc e forniscono la loro expertise, già a partire dal primo passo fondamentale per ogni rivista: la registrazione. Ecco qualche indicazione generale che sarà utile a tutti i marchi interessati al brand publishing.

Quando bisogna registrare la propria testata?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima specificare cosa si intende per testata giornalistica, può sembrare scontato ma questa definizione è molto importante. La rivista è un qualsiasi mezzo di informazione con una pubblicazione periodica, frequente e regolare, il cui scopo è quello di raccogliere e divulgare. Questa definizione sancisce anche la differenza tra un blog, che non deve essere per legge immatricolato e una testata online, che invece deve seguire lo stesso procedimento di registrazione di una rivista cartacea. 

 

Magazine cover BIMBY

 

Chi sono gli attori coinvolti? 

L’attività dell’editore comporta un impegno costante e una ricerca molto approfondita, che spesso le aziende non sono in grado di attuare per mancanza di tempo o personale. Le informazioni divulgate attraverso la rivista devono essere verificate e trattate nel massimo del rispetto. La legge viene incontro alle aziende dando l’opportunità di dividere l’organizzazione della pubblicazione in tre ruoli essenziali:

  • Il proprietario è la persona o l’azienda che possiede la testata e ha la possibilità di delegare tutte le attività editoriali e di redazione all’editore. 
  • L’editore si occupa della creazione dei contenuti, della verifica delle informazioni e dell’impaginazione grafica. In poche parole di tutte quelle mansioni necessarie alla creazione di una testata. Un’agenzia esterna può ricoprire questo ruolo.
  • Il direttore responsabile deve essere per legge un/una giornalista iscritto all’albo. Si tratta di una figura altamente specializzata. Per questo motivo l’aiuto di un’agenzia esterna, capace di fornire una persona adatta a ricoprire questa carica, diventa indispensabile.

La registrazione è una procedura piuttosto semplice, con un costo decisamente ridotto e che non richiede l’intervento di un avvocato o di un notaio. Ogni tribunale mette a disposizione la modulistica necessaria, che le tre parti dovranno firmare. Le informazioni da completare riguardano il nome della testata, il provider del sito (nel caso di webzine) e il luogo di maggior diffusione. La testata deve essere registrata presso la sede dell’editore, che in accordo con l’azienda provvederà a registrarla presso il proprio Tribunale in pochi e semplici passi. 

Stai pensando di realizzare un magazine cartaceo o digitale per la tua azienda, oppure vuoi trasformare il tuo blog in una rivista vera e propria? Edizioni 2.0 è la casa editrice dei brand: affida a noi il tuo organo di stampa! Contattaci qui.

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Brand Narrative

Brand Narrative: schemi narrativi per storie avvincenti

Come in ogni fiaba che ci fa sognare, anche in una brand narrative efficace ci sono un eroe o un oggetto magico (identificabili nella marca o nel prodotto) che raccontano il loro mondo. Un’attività di storytelling che funziona, infatti, non può prescindere dagli schemi narrativi canonici della drammaturgia.

Se pensi che il tuo racconto di brand possa essere migliorato oppure se fino ad ora non hai ottenuto i risultati sperati, questo articolo fa al caso tuo.

Le marche più note sono quelle in grado di narrare storie avvincenti, rimanendo autentiche. Nel mondo di oggi non basta una comunicazione autoreferenziale: è importante che i prodotti o i servizi che vendiamo si trasformino in storie. Esse generano in noi emozioni, ricordi, attaccamento, interazione, attenzione: il nostro sistema cognitivo, infatti, ha una struttura narrativa.

E se l’insieme dei valori e l’identità di una marca devono rimanere pressoché invariati, in nome di quella coerenza che fa da fil rouge ad ogni racconto, le modalità narrative possono cambiare anche in relazione all’evoluzione delle tecniche comunicative. Non per questo, però, dimenticano il copione narrativo generale.

 

Qual è, dunque, questo copione? 

Brand narrative

 

Se la tua storia appare perfetta a chi la ascolta o la legge (non subisce ostacoli né intoppi), si dimentica più facilmente e presto il cliente passerà oltre. Scopri insieme a noi come far sì che questo non accada.

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Data Journalism: comunicare a colpo d’occhio

I fatti dell’attualità possono essere un ottimo punto di partenza per creare contenuti di brand ingaggianti, a patto che siano opportunamente collegati con il mondo della marca. E uno degli strumenti più efficaci per raccontare la realtà, è l’utilizzo dei dati.

Scegliere di lavorare con i dati significa passare attraverso 3 fasi di elaborazione:

Reperimento

Può avvenire attraverso ricerche commissionate ad hoc, ma anche tramite enti che mettono a disposizione dati in formato aperto: in Italia, il portale dati.gov.it, la community Spaghetti Open Data, la Fondazione Openpolis. Nel secondo caso è bene ricordare che i dati possono essere stati raccolti con obbiettivi differenti da quelli che vogliamo raccontare noi. L’interpretazione, la lettura e l’analisi diventano quindi passi ancor più importanti.

Analisi

È essenziale per capire qual è la storia che vogliamo raccontare, quali dati ci sono utili e quali, invece, è possibile scartare, come mettere insieme il materiale e utilizzarlo e quale linea evolutiva è possibile tracciare.

Rappresentazione

Fornire dati al consumatore può essere un’occasione unica perché stabilisce con lui un patto di fiducia importante, ma come renderli leggibili e interessanti ai suoi occhi? In una parola, come rappresentarli?

La data visualization o infografica, ovvero la rappresentazione grafica dei dati, è una delle metodologie più efficaci per comunicare “a colpo d’occhio”. Nella nostra epoca, sovraccarica di informazioni, infatti, le infografiche sono diventate un mezzo molto popolare e facilmente fruibile da qualsiasi genere di pubblico.

È sempre più prezioso essere in grado di utilizzare i dati tradotti in elementi visivi per raccontare delle storie. E mentre tradizionalmente siamo abituati a tracciare una linea distinta tra storytelling creativo e analisi tecnica, la comunicazione di oggi favorisce un approccio più fluido che ne permette l’incontro: la visualizzazione infografica si pone proprio come anello di congiuntura fra questi due importanti strumenti.

Esistono diversi tools per avvicinarsi al mondo delle infografiche, per raccogliere spunti o per crearne di proprie. Ecco i principali:

Infographic Journal è un archivio delle più belle infografiche che si trovano in rete.

Daily Infographic raccoglie infografiche su temi diversi: dalla cucina agli eventi sportivi fino alle tecniche di marketing e ale ultime notizie.

Cool infographics vanta una collezione di dati rappresentati visualmente davvero invidiabile!

Infogram permette di creare infografiche e report in modo intuitivo e in pochi minuti. Il sito offre un pacchetto gratuito per cominciare, che permette di realizzare fino a 10 progetti.

La raccolta, l’analisi e la rappresentazione dei dati sono passaggi importanti: trascurarli, anche solo in parte, può minare l’efficacia della comunicazione. Per questo lavorare con dei professionisti, può fare la differenza: contattaci per saperne di più.

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Da azienda a editore: guida pratica ai brand magazine

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: le storie sono più potenti del marketing. Quando un brand decide di raccontare la sua, nasce spontanea una domanda “quali strumenti utilizzare”?

 

La parola “comunicare” ha le sue radici nel latino communis (comune). Rendere comune, dunque… Ma che cosa? Nel caso delle marche, se stesse.

I magazine sono fondamentalmente relazioni: soddisfano le esigenze dell’audience e, fornendo informazioni e ispirazioni utili al lettore, creano un legame con lui. Questo legame può essere uno strumento potente per qualsiasi brand.

 

Certo, oggi più di ieri, ogni rivista deve lottare per ottenere attenzione, ma riuscirci può essere davvero vantaggioso. Creare un magazine che abbia una forte identità ti differenzia dai competitor e rende il lettore entusiasta di attendere l’uscita di un nuovo numero.

 

Ecco 5 strategie per creare un brand magazine efficace

 

Cover persuasive e convincenti

Una copertina che funziona non è solo foto patinate e caratteri in grassetto. Chiediti se il layout che hai pensato è in grado di attirare l’attenzione anche a 2 metri di distanza e, una volta che l’hai realizzato, rimani coerente così che i lettori possano identificare il tuo magazine a colpo d’occhio. Non avere paura di rompere gli schemi quando l’occasione richiede di uscire con un numero speciale.

 

Contenuti in linea con il tuo marchio

Non confondere i lettori (e gli inserzionisti) è l’obbiettivo da avere in mente nella scelta dei contenuti. Individua la tua nicchia di riferimento, stila un elenco dei suoi bisogni e crea un calendario editoriale che li soddisfi. Per individuare efficacemente come e dove posizionarti, confronta i tuoi contenuti con quelli dei tuoi concorrenti e realizza una lista di argomenti in linea con la personalità e il punto di vista dell’azienda. Potrai usarla per controllare se un topic soddisfa i tuoi standard.

 

Parole sì, ma non solo

Una grafica accattivante comunica più di tante parole: può identificarti in modo immediato come conservatore o innovatore, informale o tradizionale, di massa o esclusivo, etc… a seconda delle tue esigenze. Una buona idea è tenere aggiornato il design del magazine: un restyling ogni 18-24 mesi permetterà al tuo prodotto di non diventare stantio. Un nuovo look ha bisogno di una spiegazione dalla redazione sul perché rende la rivista migliore.

 

On paper o digital?

Entrambi! Per rispondere alle esigenze di un’audience che cambia rapidamente, i lettori devono poter scegliere le modalità di fruizione che preferiscono. Verifica come la tua rivista si adatta al mondo di oggi e, se serve, favorisci l’interazione tra carta e digitale, indirizzando le persone dalla rivista ai contenuti web e viceversa.

 

La tua storia raccontata

Un brand magazine funge da microcosmo del marchio: ne riflette opportunità e valori, genera lead, fidelizza, serve per rafforzare le pubbliche relazioni. Insomma è uno strumento infinitamente flessibile che puoi utilizzare per raccontare la tua storia sulla base degli obbiettivi di marketing che di volta in volta ti poni.

 

Non sai come trasformare in realtà la tua storia? Dai un’occhiata ai nostri lavori e contattaci

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Raccontare il proprio marchio con un libro? Sì. E no.

Qualcuno si chiede se la carta sia ancora un buon modo per raccontare la storia di un brand. Io direi sì. E no. Sì, perché la storia delle aziende sui siti la leggono davvero in pochi. Con le dovute eccezioni ovviamente. Ma, in tutta franchezza, non è esattamente ciò che l’utente cerca quando naviga su un sito. Sì, perché si ha l’occasione di realizzare una Special Edition, quindi un ritorno alla carta “one shot”, che ha nella sua tiratura limitata e nel prestigio con cui la si confeziona, un certo “valore”. Ovvero, questa storia diventa un bell’oggetto e in quanto tale la sua “matericità” ha un senso e un percepito che va oltre il piano della comunicazione. 

Poi ci sono i no. Per quanto l’occasione, infatti, possa essere importante, non bisogna mai dimenticarsi che si tratta di una pubblicazione autoriferita. Di solito a chi festeggia i “compleanni” con una Special Edition questo aspetto sfugge di mano. Si vedono allora enormi tomi che ripercorrono gli annali e inglobano gli archivi editati da aziende che rischiano di parlare solo ai loro dipendenti.

Bisogna chiedersi, io credo, se davvero la pubblicazione che si vuole fare avrà l’appeal storico- culturare in grado di entusiasmare il consumatore. Se si è una grande casa di haute couture che ha fatto la storia della moda e che dispone di un materiale creativo mai raccolto prima, degno di una mostra, allora ha davvero molto senso restare concentrati su se stessi. Ma se quello che possiamo fare è raccontare come un brand sia andato dall’anno “x” all’anno “z”, allora un po’ di “altra” storia bisogna mettercela. Infatti, trovo sempre molto belle quelle Special Edition che raccontano gli anni e loro stesse in quegli anni, non il contrario.

Se il brand in questione ha percorso un tratto di storia importante, può diventare un testimone/narratore della storia, di nuovo uscendo dalla scatola e guardandosi intorno in quel passato che ha l’opportunità/privilegio di raccontare. Questo dà vita a prodotti davvero belli e giustifica i molti soldi spesi per delle edizioni di vero pregio. Se proprio si vuole giocare in casa, a mio parere, è molto più interessante parlare delle persone. Poiché è tutto un fiorire di biografie di imprenditori relativamente “recenti”, non credo dispiacerebbe leggere della storia, del pensiero e dello stile di management di chi ha fondato aziende 100, 70 o 50 anni fa. C’è sempre da imparare.

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