Edizioni 2.0 | Cucina casalinga Giapponese a Milano: non solo sushi
Scopri cosa si mangia tutti i giorni in Giappone e quali sono gli ingredienti, i piatti e le ricette più amati dalla cucina casalinga giapponese.
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Raccontare il proprio marchio con un libro? Sì. E no.

Raccontare il proprio marchio con un libro? Sì. E no.

Qualcuno si chiede se la carta sia ancora un buon modo per raccontare la storia di un brand. Io direi sì. E no. Sì, perché la storia delle aziende sui siti la leggono davvero in pochi. Con le dovute eccezioni ovviamente. Ma, in tutta franchezza, non è esattamente ciò che l’utente cerca quando naviga su un sito. Sì, perché si ha l’occasione di realizzare una Special Edition, quindi un ritorno alla carta “one shot”, che ha nella sua tiratura limitata e nel prestigio con cui la si confeziona, un certo “valore”. Ovvero, questa storia diventa un bell’oggetto e in quanto tale la sua “matericità” ha un senso e un percepito che va oltre il piano della comunicazione. 

Poi ci sono i no. Per quanto l’occasione, infatti, possa essere importante, non bisogna mai dimenticarsi che si tratta di una pubblicazione autoriferita. Di solito a chi festeggia i “compleanni” con una Special Edition questo aspetto sfugge di mano. Si vedono allora enormi tomi che ripercorrono gli annali e inglobano gli archivi editati da aziende che rischiano di parlare solo ai loro dipendenti.

Bisogna chiedersi, io credo, se davvero la pubblicazione che si vuole fare avrà l’appeal storico- culturare in grado di entusiasmare il consumatore. Se si è una grande casa di haute couture che ha fatto la storia della moda e che dispone di un materiale creativo mai raccolto prima, degno di una mostra, allora ha davvero molto senso restare concentrati su se stessi. Ma se quello che possiamo fare è raccontare come un brand sia andato dall’anno “x” all’anno “z”, allora un po’ di “altra” storia bisogna mettercela. Infatti, trovo sempre molto belle quelle Special Edition che raccontano gli anni e loro stesse in quegli anni, non il contrario.

Se il brand in questione ha percorso un tratto di storia importante, può diventare un testimone/narratore della storia, di nuovo uscendo dalla scatola e guardandosi intorno in quel passato che ha l’opportunità/privilegio di raccontare. Questo dà vita a prodotti davvero belli e giustifica i molti soldi spesi per delle edizioni di vero pregio. Se proprio si vuole giocare in casa, a mio parere, è molto più interessante parlare delle persone. Poiché è tutto un fiorire di biografie di imprenditori relativamente “recenti”, non credo dispiacerebbe leggere della storia, del pensiero e dello stile di management di chi ha fondato aziende 100, 70 o 50 anni fa. C’è sempre da imparare.

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